Basquiat e Piero della Francesca bevono lo stesso vino

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Può sembrare una provocazione, eppure è l'immagine più fedele che ieri, con amici carissimi, abbiamo trovato per leggere due evoluzioni dello stesso vino. Non due vini diversi, ma lo stesso vino imbottigliato dalla stessa botte a tre anni di distanza.

 

Altrimenti nasce da una sola botte di perpetuo, che ho avviato nel 2012 e ricolmato ogni anno con l'Inzolia della vigna vecchia, impiantata intorno al 1965. Ogni vendemmia porta vino nuovo dentro una storia già iniziata, e ogni prelievo porta con sé una parte di tutti gli anni precedenti. Per questo parlare di annata ha poco senso, mentre lo ha esclusivamente il ritmo del tempo che scorre.

Nel gennaio del 2023 abbiamo imbottigliato Altrimenti #3, e nel gennaio del 2026 il #4.

Lo stesso vino, a tre anni di distanza, soprattutto se affinato per tanto tempo, dovrebbe cambiare pochissimo. Eppure, nel bicchiere, sembra guardare il mondo da due prospettive opposte.

 

Altrimenti #3. Basquiat

Altrimenti #3. Basquiat

Il primo pensiero è stato Jean-Michel Basquiat. Non per l'irruenza, per la materia.

Qui il sale non è semplicemente sapidità. Cresce, si addensa, cambia natura e si spinge fino a evocare la torba, come se la salinità, attraversando il tempo, si fosse trasformata in materia densa, profonda, quasi fumosa. Il tempo e l'ossidazione non hanno levigato il vino quasi per niente, piuttosto lo hanno inciso. Ogni elemento è perfettamente visibile, e lascia segni profondi nel colore (caldissimo), nella texture, nel vibrante finale di bocca. 

Questo vino non cerca di semplificarsi né di nascondersi, tanto meno di diventare elegante: accumula, stratifica, tiene insieme energia, sale, luce, profondità. Come Basquiat, non accarezza la materia, la esaspera: graffia, sovrappone segni. La sua energia nasce dall'attrito della materia con sé stessa. 

Altrimenti #4. Piero della Francesca

Altrimenti #4. Piero della Francesca

Tre anni dopo, dalla stessa botte, emerge qualcosa di completamente diverso.

La materia non scompare ma diventa eterea, quasi ci puoi guardare attraverso, fino a intravedere il genius loci. Le singole componenti del vino non sgomitano per reclamare attenzione: non senti più soltanto la varietà, il metodo perpetuo, il sale - senti un'unità che trascende questi elementi e converge verso un'unica forma. 

Come in Piero della Francesca, in questo vino abbiamo letto una promessa, un’aspirazione all'ordine, una ricerca non della descrizione del luogo di origine, ma della sua forma più pura e intima.

 

Dunque il #3 e il #4 non rappresentano due fasi di una scala evolutiva, non c'è un "prima" imperfetto e un "dopo" compiuto, ma due modi diversi di abitare lo stesso luogo. Nel #3 il territorio è corpo, materia, energia. Nel #4 il territorio diventa forma, luce, idea. Entrambi i vini sono veri, entrambi sono necessari.

Forse è proprio questo che mi affascina del perpetuo: il tempo non rende il vino semplicemente più vecchio e magari più complesso, ma gli permette di trovare linguaggi nuovi. 

E mi sembra che in questa degustazione uno abbia parlato la lingua della materia di cui è fatto questo terroir, l'altro quella della sua forma.

 

Tags: degustazioni, vino perpetuo, Altrimenti, Piero della Francesca, Jean-Michel Basquiat

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