Stamattina abbiamo diradato il Cabernet alla Vota, operazione che eseguiamo per favorire la concentrazione aromatica quando la produzione è, come quest'anno, molto abbondante.
La Vota è una vecchia ansa del Fiume Belìce, originariamente paludosa ed utilizzata come riserva di caccia alle anatre e di pesca all’anguilla.
Mio padre, nella sua tesi di Laurea in Ingegneria Idraulica, sviluppò un progetto di bonifica, che poi realizzò alla fine degli anni ’50: un complesso sistema di drenaggi per recuperare cinque ettari di terreno, dove ha sperimentato di tutto: carciofi, frutta e, soprattutto, vigne.
L’unica varietà che resiste alle condizioni particolarissime della Vota è il Cabernet Sauvignon.
Il microclima è prevalentemente umido, ma sempre ventilato, il terreno è fertile e leggero, costituito da sabbie alluvionali, argilla e limo.
Il Fiume è lì, a due passi: il vigneto, addossato all’argine, viene invaso dalle acque del Belìce nelle annate particolarmente piovose. A Dicembre, a Gennaio, le vigne dormono: la piena arriva e passa, depositando i preziosi sedimenti che rendono il suolo fresco e ricchissimo di minerali.
Le uve maturano lentamente al sole di Sicilia, grazie alla notevole escursione termica tra giorno e notte.
La vita abita alla Vota: i canneti, che crescono rigogliosi lungo l’argine, sono il regno incontrastato di api selvatiche, anfibi e uccelli migratori. Qui nidificano signorelle, beccacce e tordi, a volte qualcuno pensa di fare il nido proprio tra i tralci delle viti…
