Un giorno mi hanno chiesto cosa fosse per me la vendemmia. Una domanda difficilissima, perché tutte le risposte possibili sono solo una piccola parte di quello che senti.
La vendemmia è la fine di un anno intero, e l’inizio di tutto.
E’ qui che ti misuri con le scelte che hai fatto in campagna durante l’inverno e la primavera, è una prova d’esame dove pesi, tu sola con te stessa, quanto vali, dove ti scopri giudice più severo di tutti gli altri.
È’ un gioco e una sfida, è la tua occasione per rincorrere i sogni, per provare ad afferrarli.
Quarantacinque giorni di attese interminabili e corse frenetiche, non dormire, non mangiare, vivere con l’uva e per l’uva, misurare, annusare, assaggiare, pensare.
Vorresti espandere tutti i tuoi i sensi all'infinito per capire la terra, il sole, il mare, la vigna. Vorresti avere mille occhi, mille orecchie, miliardi e miliardi di papille e recettori per essere sicura di sentire, e sensibile abbastanza per capire.
Pensi il vino che sarà, che andrà da solo per il mondo grande a raccontare la tua storia e quella del mondo piccolo in cui vivi.
Il mio grande vino.
Non lo so se sarò capace di farlo quest’anno, ma ci provo.
