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Sono quasi certa che, fino a dieci anni fa, nessuno al di fuori della Sicilia sapesse esattamente cosa fosse il Grillo, che condivideva con molti altri vitigni siciliani una condizione di quasi totale oblio. E' sorprendente, quindi, che questa varietà sia diventata popolare in così poco tempo, e non solo in Italia.

Credo che questo incredibile successo dipenda in larga parte dallo straordinario lavoro che molti piccoli produttori della Sicilia Occidentale hanno svolto negli ultimi anni; produttori testardi e orgogliosi, molti dei quali lavorano in biologico e hanno un approccio naturale al vino. Macerazioni sulle bucce e ossidazioni più o meno accentuate sono il comune denominatore delle loro scelte produttive: molto spesso, il risultato di questo approccio sono vini complessi, intriganti e molto particolari che ambiscono ad esprimere l'essenza più profonda del terroir anche attraverso il recupero di uno stile enologico che - fra gli anni novanta e duemila - ha rischiato seriamente di scomparire.

Nonostante sia una varietà relativamente giovane, il Grillo ha dimostrato che non c'è nulla di più moderno della tradizione, interpretandola con una espressività e qualità organolettica che pochi altri vitigni siciliani riescono ad eguagliare. 

GRILLO: ORIGINI E PARENTELE

A dfferenza della maggior parte delle varietà autoctone siciliane, il Grillo non è un'uva antica: recenti analisi genetiche hanno dimostrato che questa varietà è frutto dell'incrocio fra il Catarratto e lo Zibibbo, un biotipo indigeno del Moscato di Alessandria.

Catarratto Zibibbo incrocio

La Sicilia di fine Ottocento era sede di importanti sperimentazioni in viticoltura e le sue Università erano accreditate fra i più illustri Centri di ricerca d'Europa. A Palermo si studiavano alacremente possibili soluzioni al problema della fillossera, il parassita che da oltre mezzo secolo stava causando la distruzione dei vigneti europei.

L'enorme lavoro svolto dagli studiosi in Sicilia (Paulsen, Ruggeri, Prosperi e molti altri) contribuì alla creazione dei portinnesti resistenti che utilizziamo ancora oggi in tutta Europa. Alcuni di questi scienziati lavorarono, inoltre, alla produzione di nuovi ibridi che sono andati ad arricchire lo straordinario patrimonio ampelografico siciliano: il Grillo, creato da Antonio Mendola nel 1873, è appunto fra questi.

GRILLO: CARATTERISTICHE DEL VITIGNO

Grillo biotypes

Il Grillo è una varietà vigorosa, resistente al caldo e alla siccità.

Se ne conoscono due biotipi.
Entrambi sono poco sensibili alla peronospora, ma più soggetti all'oidio di altre varietà autoctone. Entrambi sono in grado di sviluppare elevate concentrazioni zuccherine pur mantenendo un pH relativamente basso: una combinazione estremamente interessante, che spesso si verifica nelle uve in grado di dar vita a vini longevi e di qualità superiore. 

Come mostrato nel grafico, più acidi e strutturati sono i vini provenienti dalle uve del biotipo A a grappolo compatto, più fruttati e speziati quelli generati dal biotipo B a grappolo spargolo.

 

GRILLO: NOTE ORGANOLETTICHE

A seconda della tecnica di vinificazione utilizzata, i vini di Grillo possono mostrare caratteristiche molto diverse.

Grillo aromatic profileUn approccio più moderno, frequentemente seguito dai grandi produttori, predilige la vinificazione in riduzione: l'assenza di ossigeno durante la fermentazione e l'utilizzo di lieviti selezionati accentuano le sensazioni agrumate e floreali di vini freschi, facili da bere, che spesso ricordano l'aromaticità del Sauvignon Blanc o del Pinot Grigio.

Un approccio più tradizionale che privilegia la macerazione sulle bucce e l'apporto naturale di ossigeno in vinificazione, invece, genera vini più ricchi e complessi, talvolta tannici, intensi, speziati e dal fruttato maturo: questi sono i vini che personalmente preferisco.

SERVIZIO E ABBINAMENTO

Il classico calice da vino bianco è certamente adatto per un Grillo giovane, mentre per vini macerati saranno necessari calici più ampi e, soprattutto, una temperatura di servizio lievemente più alta che ne valorizzi la complessità aromatica. Un affinamento di qualche anno in bottiglia può regalare sensazioni sorprendenti.

Gli abbinamenti possono essere i più svariati: dai pesci alle preparazioni a base di uova, carni bianche e formaggi caprini, fino ai primi piatti e ai risotti, specie se mantecati, c'è sicuramente il Grillo adatto ad ogni preparazione gastronomica.

SCHEDE TECNICHE

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Albamarina
Vino Bianco Frizzante

Coste al Vento
Grillo Menfi DOC

 

PER SAPERNE DI PIÙ SUL GRILLO

Info Grillo

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Tags: Menfi DOC, vitigni siciliani, vino siciliano, #SicilianWine, grillo, infografica

ALBAMARINA IN BREVE

ALBAMARINA IN BREVE

Vitigno: Grillo, Vigne del Pozzo
Suolo: argilloso, fertile e profondo, ricco di minerali, quasi totale assenza di scheletro
Vigneto: impianto 2017, allevamento a controspalliera, Guyot
Vinificazione: macerazione sulle bucce per 4 giorni, imbottigliamento manuale in corso di fermentazione
Fermentazione alcolica: spontanea, con lieviti selvaggi; inizia in acciaio e si completa in bottiglia con la produzione naturale di anidride carbonica
Fermentazione malolattica: spontanea, completamente svolta
Affinamento: in bottiglia sui sedimenti fino al momento della stappatura
Produzione media: circa 2.000 bottiglie/anno

Scarica la scheda tecnica

VINIFICAZIONE

Alba marina è un vino frizzante ottenuto secondo il metodo ancestrale.
Le uve sono coltivate in Tenuta Belicello secondo i principi dell'agricoltura biodinamica.

Il Grillo viene raccolto alla fine di Agosto, in anticipo rispetto alla piena maturazione, per preservare la sua naturale acidità e gli aromi più freschi ed intensi tipici del vitigno.
Dopo la vendemmia le uve sono portate in cantina, immediatamente diraspate ed avviate alla fermentazione spontanea in anfora. Le bucce rimangono a contatto con il mosto per circa 4 giorni. Dopo la pressatura soffice, il mosto continua a fermentare in acciaio ad una temperatura di circa 20-22 °C per un'altra settimana. 
Non appena raggiunti 9-12 grammi di zuccheri residui, il vino viene imbottigliato in coda di fermentazione, che termina in bottiglia con la produzione naturale di anidride carbonica.

Per consentire lo svolgimento completo della fermentazione in bottiglia non vengono aggiunti solfiti né alcun altro additivo enologico.
Nessun controllo è ovviamente possibile dopo l'imbottigliamento: ogni bottiglia potrebbe essere diversa dalle altre, poiché ciascuna fermentazione termina per conto suo, e ciascuna bottiglia è, potenzialmente, una sorpresa :) 

ABBINAMENTI

Alba marina non è sboccato, quindi tutto il sedimento è presente in bottiglia.

Grazie alla fermentazione spontanea e all’affinamento sui lieviti, rivela un corredo aromatico intenso e molto particolare: ha un colore giallo dorato intenso, molto velato perché ancora sui suoi lieviti. La spuma è lieve, caratterizzata da bollicine molto piccole ma persistenti, dovute alla fermentazione avvenuta con metodo ancestrale. Il naso è fragrante, di frutta gialla ed erbe mediterranee, con un intenso finale di crosta di pane. La bocca è snella, morbida e sapida.

Si abbina con aperitivi e antipasti di pesce, crostacei e conchiglie crude, affettati e affumicati di mare.


TEMPERATURA DI SERVIZIO: 8 - 10 °C
Lo si può bere "cloudy", ossia con i suoi lieviti, facendo attenzione a non agitare troppo la bottiglia e a lasciare sul fondo i residui più spessi, oppure si può procedere alla sboccatura se si preferisce un sapore più pulito e diretto. Per facilitare la sboccatura, la bottiglia va tenuta un paio di giorni in frigo, in posizione capovolta, per consentire ai sedimenti di raccogliersi nel collo della bottiglia.

 

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