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LA BAMBINA

LA BAMBINA

ROSATO MENFI DOC

La Bambina è gioco, curiosità, scoperta. E' il vino che ho dedicato alle donne, alla loro forza, alla loro capacità di lottare per ciò in cui credono senza lasciarsi spaventare dalle difficoltà.

Affascinante il suo colore delicatamente ramato che prelude ad un fragrante bouquet di rosa selvatica e fragoline di bosco, melograno, anguria e buccia di limone.

Sapido e croccante al palato, è un vino di grande piacevolezza, la cui persistenza è accentuata da un finale iodato, quasi marinaresco.

LA BAMBINA IN BREVE

LA BAMBINA IN BREVE

Vitigno: 80% Nero d'Avola, 20% Frappato
Suolo: profondo, di media tessitura e con un buon drenaggio, prevalentemente argilloso-calcareo e ricco di scheletro
Vigneto: impianto 2007, allevamento a spalliera, Guyot
Vinificazione: pressatura soffice diretta, senza macerazione
Fermentazione alcolica: in acciaio, da pied-de-cuve di lieviti selvaggi
Fermentazione malolattica: spontanea, completamente svolta
Affinamento: in acciaio, sulle fecce fini per 3 mesi
Produzione media: 10.000 bottiglie/anno

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COM'È NATA LA BAMBINA

COM'È NATA LA BAMBINA

La Bambina nasce da una scelta che è stata insieme crescita, gioco e scoperta.
Tutto partì nel 2009 dal mio desiderio di sperimentare qualcosa di diverso con le uve di Nero d'Avola, un vino che rappresentasse l'anima del territorio di Menfi: che è Sud intenso e abbacinante, ma conserva una gentilezza di paesaggio e di clima non comune.

Avevamo da poco piantato una nuova vigna, nella zona che da sempre chiamiamo "La Costa", un versante in pendenza nella parte più alta di Belicello, e nei programmi c'era di utilizzare le uve per ampliare la produzione del Nero d'Avola, magari per farne un vino da lungo affinamento.
Caso volle che io quell'anno andassi negli Stati Uniti per un giro commerciale. Una sera, ero a cena col mio importatore, e come spesso accade abbiamo aperto una quantità di vini. Bianchi all'inizio, poi una serie di rossi dal Piemonte alla Toscana. Si chiacchierava, si discuteva di vino e di vita.
Alla fine della cena, dopo il caffè e dopo l'amaro (il Fernet lì è d'obbligo), David entra in casa e torna poco dopo con una bottiglia di rosato. Immaginatevi la mia sopresa quando mi dice che la vuole aprire, in quel momento lì, dopo tutto quello che avevamo bevuto. Io protesto, che un rosato a quell'ora e con le papille maltrattate da tre ore di tannino... Lui mi dice, serafico: il rosato lo bevi all'inizio o alla fine, perché è l'unica cosa che puoi fare per sbarazzarti di tutto l'allappante e di tutto il pungente, vedrai.

Ecco: quel vin gris californiano, un vino delizioso, fragrante, luminoso. Un immediato, travolgente grande amore.
Quando sono tornata a casa dal mio viaggio negli Stati Uniti, la prima cosa che ho fatto è stata dire a mia madre che quell'anno avrei provato a fare un rosato. Naturalmente quest'idea è stata accolta con zero entusiasmo. Innanzitutto, nel 2009 di rosati in giro se ne vedevano pochissimi: se in Italia i ristoranti con una carta dei vini rosati erano pochi, in Sicilia non ce n'erano proprio, e le etichette di rosato si potevano contare sulle dita di una mano.

Comunque: la vigna era nuova e in ogni caso non sarebbe stata ancora in grado di dare uve adatte ad un rosso, quindi sono riuscita a convincere mia madre a lasciarmi almeno provare, con la promessa solenne che sarebbe stata la prima e ultima volta.
Potete immaginarvi l'ansia e l'eccitazione nel vedere quel poco mosto (meno di 30 quintali) diventare vino, in una fermentazione durata ben 18 giorni che mi è sembrata un'eternità.
I ragazzi in cantina si divertivano un sacco a vedermi fremere. Ogni giorno andavo a misurare lo zucchero residuo, e a disperarmi perché non era sceso abbastanza, e loro a chiedermi: ma ancora 'un nascìu sta piccilidda?

Quando finalmente la piccilidda ha finito di fermentare abbiamo festeggiato come se una bambina fosse nata davvero, con il fiocco rosa sul fermentino e un vassoio di cannoli. Il nome è venuto così, da solo.
E alla fine La Bambina ha conquistato tutti. Anno dopo anno è cresciuta, è diventata sempre più intensa, succosa e fragrante, ha dato una mano in due raccolte fondi per donne ammalate di cancro e continua a regalare momenti bellissimi a tutti noi che la amiamo.

VINIFICAZIONE

Il vigneto di Nero d'Avola è stato impiantato nel 2007 nella parte orientale di Belicello, dove i terreni in lieve pendenza sono costituiti da argille sedimentarie anticamente appartenenti al fondale marino e presentano un elevato contenuto in calcare e uno scheletro abbondante. I ciottoli sono più radi alla base del pendìo e la loro presenza si intensifica man mano che si risale verso la sommità della collina. E’ un suolo profondo, di media tessitura e con un buon drenaggio. L'ottima presenza di sali minerali e di sostanza organica, arricchita ogni anno dal sovescio tra i filari, aiuta le uve a sviluppare una piacevole complessità, buona struttura e sviluppo aromatico.
Il Frappato è 10 anni più giovane: il suo apporto rende il vino più intenso sia sotto il profilo del colore che dell'aroma, aumentandone anche l'acidità. 

L'interazione fra questi due fattori - il sale marino e il suolo calcareo - costituisce un terroir molto speciale: nei vigneti in costa i grappoli maturano lentamente, mantenendo valori di acidità superiori a quelli che si riscontrano nella piana, ed è per questo che La Bambina è così delicata e fragrante.

Dopo la raccolta, le uve vengono diraspate e pressate senza alcuna macerazione: il colore e gli aromi vengono preservati da una breve decantazione statica e dalla fermentazione in vasche d’acciaio condotta dai lieviti indigeni che provengono da un pied-de-cuve preparato prima della vendemmia.
Il vino viene poi affinato sur lie per qualche mese: le fecce vengono rimescolate ogni settimana con bâtonnages manuali, in maniera da garantire un buon livello di stabilità senza l'ausilio di additivi enologici e senza l'aggiunta di sostanze chiarificanti.

ABBINAMENTI

La Bambina è un vino molto versatile, perfetto in una calda serata estiva, o per far festa con gli amici. Splendido da aperitivo - accompagnato da nocciole, mandorle tostate e pistacchi di Bronte, oppure con crostini al formaggio fresco e con del prosciutto di tonno - può essere facilmente abbinato a tutto pasto con insalate di riso, verdure alla griglia e pesci, anche in zuppa, o cucinati al forno con il pomodoro datterino.
Un abbinamento che a me piace molto è quello con il sushi di tonno: qui, la componente sapida e lievemente piccante delle salse e dello zenzero si sposa perfettamente con la morbidezza della Bambina, in un gioco di sapori inusuale ma molto divertente.

Lo sapevate? La Bambina non è solo vino, è semplicemente fantastica anche in chiave nightclub: con l'aiuto di un mixologist abbiamo realizzato quattro variazioni su cocktail classici, una più buona dell’altra e facili da realizzare. Se volete provarle, le trovate qui.

TEMPERATURA DI SERVIZIO: 8 - 10 °C
La Bambina va servita in calici classici da vino bianco, a temperatura fresca ma non gelata: raffreddare troppo la bottiglia non fa bene né al vino, né al suo sapore, tantomeno al profumo. Inoltre, utilizzare un abbattitore (o il freezer) può causare precipitazioni tartariche, che seppure non alterano le caratteristiche organolettiche del vino, tuttavia non sono piacevoli da vedere sul fondo del calice.
Se la bottiglia non è a temperatura usate piuttosto un secchiello, del ghiaccio, e un po' di pazienza. 

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