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Bottiglie di vino con tappo a vite
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Le dinamiche macroeconomiche di globalizzazione dei mercati e i loro effetti sul mondo del vino, in particolare sui piccoli produttori.

Oggi ho letto un articolo interessantissimo tratto da un libro di geografia economica nel quale Raphael Schirmer spiega in maniera molto chiara le dinamiche che hanno portato alla globalizzazione nel mondo del vino. Tale globalizzazione, secondo l’autore, si è sviluppata a partire dai grandi investimenti in vigneti effettuati nel secondo dopoguerra nei Paesi del Nuovo Mondo: USA, Cile, Argentina e Australia in testa.

L’aumento di tali investimenti e, quindi, l’impiego massiccio di capitali che necessitano di un ritorno altrettanto massiccio, ha generato alcuni fenomeni che in pochi decenni hanno cambiato il volto del settore vinicolo.

1) Prima necessità: standardizzazione.
La standardizzazione è stata necessaria per produrre vini semplici che fossero il più possibile uniformi, indipendentemente dall’annata e dal luogo di produzione: produrre vini varietali, ossia usando una sola varietà di uva, ha semplificato le cose sia per i produttori, che si sono affrancati dalla difficoltà di realizzare blend complessi, sia per i consumatori, che hanno finalmente avuto uno strumento chiaro e riconoscibile per identificare i vini, ossia il nome dell’uva. Il nome della varietà, stampato chiaramente sulle etichette, ha semplificato la comunicazione e ha tranquillizzato il consumatore, aiutando anche il meno esperto nella scelta del vino da acquistare.

2) Seconda necessità: industrializzazione.
L’aumento degli investimenti nel settore vinicolo da parte di gruppi sempre più grandi ha generato l’esigenza di sostenere il costo stesso degli investimenti, quindi ha spinto verso aumenti di produzione sempre più consistenti. Gestire volumi di produzione sempre crescenti ha creato l’esigenza di abbreviare i tempi di lavorazione e standardizzare le lavorazioni stesse, stimolando un’innovazione tecnologica che è stata largamente adottata nelle cantine: presse pneumatiche, fermentazioni controllate, alta velocità di imbottigliamento, controllo delle temperature sono solo alcuni esempi dell’introduzione di tecniche industriali nella produzione del vino.

3) Terza necessità: modernizzazione.
L’aumento degli investimenti ha portato ad una importante concentrazione del settore, oggi in mano a potenti oligopoli. Ciascun oligopolio ha mirato all’acquisizione dei concorrenti rimasti, ricorrendo per lo più al credito bancario e al mercato finanziario: l’entrata in borsa dei grandi gruppi ha ulteriormente esasperato la necessità di remunerare velocemente i capitali investiti, fino al punto che la necessità di produrre grandi volumi di vino e di venderli in tempi brevi ha completamente soppiantato i concetti tradizionalmente legati alla produzione vinicola, come quelli di terroir e di affinamento.

In questo contesto, le aziende più grandi del mondo non hanno avuto altra scelta che quella di trasformare il vino in una commodity che possa essere venduta e acquistata come qualsiasi altra merce, con tempi di produzione il più possibile brevi e con prodotti il più possibile omogenei per poter raggiungere un pubblico sempre più vasto. Le stesse aziende continuano a produrre, insieme ai vini di mass market, anche piccolissime quantità di prodotti di alta gamma sui quali non guadagnano affatto, ma che considerano esclusivamente investimenti pubblicitari, lasciando che siano questi vini top ad accreditarli come produttori di qualità.

Un ruolo molto importante in questo processo è stato rivestito dai critici del vino: l’autore cita Robert Parker come l’epigono di una linea di pensiero che considera il terroir una scorretta rendita di posizione, un ostacolo alla liberalizzazione del commercio mondiale e una sostanziale truffa intellettuale.

Tutto l’articolo (in inglese) qui.
Crediti: ph courtesy wine-searcher.net

 

Tags: marketing del vino, mondo del vino, globalizzazione, Raphael Schirmer, mass market, mercato del vino

ALBAMARINA IN BREVE

ALBAMARINA IN BREVE

Vitigno: Grillo, Vigne del Pozzo
Suolo: argilloso, fertile e profondo, ricco di minerali, quasi totale assenza di scheletro
Vigneto: impianto 2017, allevamento a controspalliera, Guyot
Vinificazione: macerazione sulle bucce per 4 giorni, imbottigliamento manuale in corso di fermentazione
Fermentazione alcolica: spontanea, con lieviti selvaggi; inizia in acciaio e si completa in bottiglia con la produzione naturale di anidride carbonica
Fermentazione malolattica: spontanea, completamente svolta
Affinamento: in bottiglia sui sedimenti fino al momento della stappatura
Produzione media: circa 2.000 bottiglie/anno

Scarica la scheda tecnica

VINIFICAZIONE

Alba marina è un vino frizzante ottenuto secondo il metodo ancestrale.
Le uve sono coltivate in Tenuta Belicello secondo i principi dell'agricoltura biodinamica.

Il Grillo viene raccolto alla fine di Agosto, in anticipo rispetto alla piena maturazione, per preservare la sua naturale acidità e gli aromi più freschi ed intensi tipici del vitigno.
Dopo la vendemmia le uve sono portate in cantina, immediatamente diraspate ed avviate alla fermentazione spontanea in anfora. Le bucce rimangono a contatto con il mosto per circa 4 giorni. Dopo la pressatura soffice, il mosto continua a fermentare in acciaio ad una temperatura di circa 20-22 °C per un'altra settimana. 
Non appena raggiunti 9-12 grammi di zuccheri residui, il vino viene imbottigliato in coda di fermentazione, che termina in bottiglia con la produzione naturale di anidride carbonica.

Per consentire lo svolgimento completo della fermentazione in bottiglia non vengono aggiunti solfiti né alcun altro additivo enologico.
Nessun controllo è ovviamente possibile dopo l'imbottigliamento: ogni bottiglia potrebbe essere diversa dalle altre, poiché ciascuna fermentazione termina per conto suo, e ciascuna bottiglia è, potenzialmente, una sorpresa :) 

ABBINAMENTI

Alba marina non è sboccato, quindi tutto il sedimento è presente in bottiglia.

Grazie alla fermentazione spontanea e all’affinamento sui lieviti, rivela un corredo aromatico intenso e molto particolare: ha un colore giallo dorato intenso, molto velato perché ancora sui suoi lieviti. La spuma è lieve, caratterizzata da bollicine molto piccole ma persistenti, dovute alla fermentazione avvenuta con metodo ancestrale. Il naso è fragrante, di frutta gialla ed erbe mediterranee, con un intenso finale di crosta di pane. La bocca è snella, morbida e sapida.

Si abbina con aperitivi e antipasti di pesce, crostacei e conchiglie crude, affettati e affumicati di mare.


TEMPERATURA DI SERVIZIO: 8 - 10 °C
Lo si può bere "cloudy", ossia con i suoi lieviti, facendo attenzione a non agitare troppo la bottiglia e a lasciare sul fondo i residui più spessi, oppure si può procedere alla sboccatura se si preferisce un sapore più pulito e diretto. Per facilitare la sboccatura, la bottiglia va tenuta un paio di giorni in frigo, in posizione capovolta, per consentire ai sedimenti di raccogliersi nel collo della bottiglia.

 

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