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Per me la Vigna Dietro Le Case è molto più di un impianto vegetale produttivo, perché la sento profondamente parte della storia della mia famiglia e del mio rapporto con il vino.

Le sue viti discendono da quelle introdotte in azienda da mio nonno Lilly all'inizio del Novecento e, nel corso delle generazioni, si sono adattate al microclima e ai suoli di Belicello sviluppando caratteristiche che oggi rendono questa vigna unica.

Il terreno calcareo e ricco di ciottoli, la vicinanza del mare e le condizioni climatiche hanno contribuito a costruire un'identità che ritroviamo ogni anno nelle uve e nel vino, ma ciò che mi affascina maggiormente è la diversità delle piante. Nella vigna convivono differenti fenotipi di Inzolia, espressione di una variabilità genetica che si è conservata nel tempo e che rappresenta oggi una ricchezza straordinaria, soprattutto perché molti di questi fenotipi sono ormai quasi scomparsi.

Oggi, infatti, si tende a sostituire i vigneti vecchi, spesso poco produttivi, con varietà considerate più pregiate oppure con cloni uniformi riprodotti in vivaio. Queste scelte possono garantire una produzione più costante dalle caratteristiche organolettiche più omogenee, ma rischiano di impoverire quella complessità e quella variabilità che, per me, sono la vera bellezza della viticoltura.

È proprio questa diversità, custodita nelle vecchie vigne, che rende il nostro patrimonio viticolo così prezioso.
Per questo sono particolarmente felice che Dietro Le Case sia stata inserita nell’Old Vine Registry, il registro internazionale nato per documentare le vecchie vigne ancora esistenti e renderne accessibili le informazioni.

Presto troverete sull’etichetta di Dietro Le Case il simbolo 50+, che identifica i vini ottenuti da vigneti di almeno cinquant'anni. Per me è anche più di una semplice indicazione anagrafica: sarà un modo per raccontare, anche a chi non conosce questa vigna, che dentro la bottiglia ci sono valori di storia, tradizione e cultura che appartengono a Menfi e che mantengono vivo il legame tra il territorio e la sua identità agricola.

 

Le vecchie vigne non sono soltanto testimonianze del passato, ma organismi vivi, che continuano a evolversi e a confrontarsi con un ambiente in trasformazione. In un momento in cui il cambiamento climatico mette a dura prova la viticoltura, conservarli significa proteggere un patrimonio di biodiversità e di conoscenze che può aiutarci a immaginare il futuro.

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