• Mi chiamo Marilena Barbera
    e sono una vignaiola.
    Vivo e faccio il vino a Menfi, in Sicilia.
  • Terroir
    Aria e luce, mare e vento, e il sapere millenario
    che ha fatto della Sicilia
    la culla della civiltà mediterranea.
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    Agricoltura biologica, vinificazione naturale, business sostenibile.

Storia del vino in Sicilia

Breve storia del vino in Sicilia

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Se la viticoltura in Sicilia è sinonimo di cultura e tradizione millenaria, i vini siciliani sono oggi prodotti di altissima qualità, apprezzati in tutto il mondo.

Si ritiene che la vite crescesse spontaneamente in Sicilia prima ancora della comparsa dell’uomo sulla Terra, come dimostrano i vinaccioli fossili ritrovati alle falde dell’Etna e nelle Isole Eolie, e che fin dal XII secolo a. C. il consumo di vino fosse diffuso presso gli Elimi ed altre popolazioni che abitavano la Sicilia durante l'età del Bronzo.

Con la colonizzazione fenicia, e soprattutto a partire dall’VIII secolo con la proliferazione di colonie greche lungo tutte le coste siciliane, la viticoltura conobbe un periodo di straordinaria diffusione in tutta l’isola.

I Greci introdussero la potatura, la selezione varietale e la coltura ad alberello, ed impiantarono diverse varietà portate direttamente dalla madrepatria. Tra di esse ricordiamo gli antenati dell'Inzolia, del Grecanico e del Catarratto, che ancora oggi sono le varietà a bacca bianca tra le più coltivate in Sicilia.

L’importanza della cultura della vite e del vino è testimoniata dalle ricche decorazioni sui vasi vinari, le coppe, i crateri ritrovati nelle diverse aree archeologiche di Selinunte, Agrigento, Siracusa, e addirittura da una moneta d’argento coniata a Naxos, nei pressi di Taormina, raffigurante da un lato la testa di Dioniso e dall’altro un grappolo d’uva.
Appartiene al periodo ellenistico lo straordinario palmento rupestre di Risinata, ritrovato a Sambuca di Sicilia, nel cuore delle Terre Sicane, che ci racconta di un'economia protostorica nella quale la coltivazione della vite e la produzione del vino erano, insieme all'olivo e al frumento, alla base della ricchezza di Selinunte e delle aree rurali ad essa collegate (la cosiddetta Khora selinuntina). 

  • Il palmento ellenistico di Risinata

    Il palmento ellenistico di Risinata

  • Palmento di Risinata: vista dall'alto

    Palmento di Risinata: vista dall'alto

  • La vegetazione circostante e vista sul Lago Arancio

    La vegetazione circostante e vista sul Lago Arancio

  • Particolare degli elementi architettonici

    Particolare degli elementi architettonici

  • Particolare delle vasche di travaso del vino

    Particolare delle vasche di travaso del vino

  • Vista laterale del palmento rupestre di Risinata

    Vista laterale del palmento rupestre di Risinata

Lo sviluppo della viticoltura in Sicilia si consolidò ulteriormente nel periodo romano e da qui, proprio grazie ai Romani, la vite ed il vino iniziarono il loro viaggio di adattamento ai diversi climi e condizioni ambientali dell’Europa: il vino fece per Roma almeno quanto le sue legioni nella conquista e nel consolidamento dell’Impero e fu un veicolo straordinario per la colonizzazione culturale dei popoli d’Oltralpe, dalla Francia alla Germania, dalla Spagna alle province orientali.

Si narra che il Mamertino fosse il vino preferito da Giulio Cesare, che il Faro piacesse a Plinio il Vecchio e che i vini di Triocala e di Entella venissero esportati in molte regioni dell’Impero.

Nei secoli successivi, dopo il breve declino seguito alla dominazione araba, i vini siciliani conobbero momenti di vero splendore con gli Aragonesi, che iniziarono ad esportarli in tutta Europa, ed in seguito con i Borbone. Fu proprio nel periodo dei Vicerè, alla fine del ‘700, che nacque il Marsala e con esso i vini siciliani sbarcarono nelle Americhe.

Alla fine dell’800 i vigneti furono decimati dalla fillossera, che distrusse quasi il 70% del patrimonio viticolo europeo: il reimpianto durò oltre mezzo secolo, fino alla sua totale ricostituzione negli anni ’60. Da allora, l’enologia siciliana ha vissuto un periodo di grande sviluppo, abbandonando progressivamente le produzioni di massa ed orientandosi sempre più alla elaborazione di vini di qualità: dapprima con la sperimentazione sui vitigni internazionali (Chardonnay, Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah), e negli ultimi dieci anni con la riscoperta e la valorizzazione delle varietà autoctone più interessanti.

Oggi sono più di cento i vitigni autoctoni siciliani selezionati e catalogati: di questi, almeno una ventina sono in grado di dar vita a vini di qualità eccezionale. Tra le uve a bacca rossa, oltre al Nero d’Avola - ormai conosciuto in tutto il mondo - ricordiamo il Nerello Mascalese e Cappuccio, il Frappato, l’Alicante, il Perricone, la Nocera, mentre tra le varietà a bacca bianca, oltre alla splendida Inzolia (e a Grecanico e Catarratto di cui abbiamo parlato prima), sono da segnalare il Carricante, la Malvasia di Lipari, lo Zibibbo, il Moscato di Siracusa e il Grillo.

Queste varietà uniche, molte delle quali ancora sconosciute, rappresentano uno straordinario patrimonio ampelografico e culturale, che ha attraversato i secoli e rende la Sicilia l’Isola del Vino per eccellenza. 


 

Tags: vitigni siciliani, vino siciliano, storia del vino

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